
Stiamo assistendo nuovamente alla guerra, con l’orrore e le contraddizioni che dalla notte dei tempi la caratterizzano.
Siamo assuefatti alle immagini, alla narrazione, al dolore altrui.
A nulla è servito studiare la storia delle dinamiche delle guerre, da quelle Puniche in avanti. Nessun diligente studio è servito per far elevare lo spirito dell’essere umano: siamo rimasti dei barbari, insensibili e miopi.
Eppure conoscere la storia, avere memoria degli avvenimenti passati, fare tesoro degli insegnamenti che provengono dalle esperienze di chi ci ha preceduto, seguire le scoperte scientifiche al servizio dell’umanità, dovrebbe identificarci, come singolo e come società.
Senza memoria è persa l’identità, senza identità è crisi esistenziale, personale e sociale.
L’Educazione di un popolo è determinante ed è proprio a partire dalla formazione scolastica che si dovrebbero valorizzare comportamenti altruistici, collaborativi, solidali: sviluppare realmente una educazione civile e morale recuperando memoria e con essa identità, personale e sociale.
Ogni sforzo collettivo dovrebbe tendere alla sistematica delegittimazione di qualsiasi comportamento competitivo, aggressivo e violento.
La ricerca scientifica conferma che l’essere umano non è intrinsecamente violento.
Le esperienze scientifiche del Dott. Giacomo Rizzolatti eseguite a Parma nel 1990 hanno dimostrato che ogni essere umano è empatico per natura: siamo “cablati”, strutturati a livello neuronale per comprendere l’altro, per sentirne il dolore. La scoperta dei neuroni specchio nei primi anni '90, ha fornito una base biologica e fisiologica al concetto di empatia e dimostrato che gli esseri umani sono empatici per natura.
E’ stata la conferma che siamo naturalmente interconnessi e capaci di sentire gli altri come noi stessi, superando l'idea che l'empatia sia solo un processo cognitivo superiore.
I neuroni specchio si attivano sia quando una persona compie un'azione finalizzata (es. prendere un oggetto), sia quando osserva la stessa azione compiuta da un altro individuo.
Questo meccanismo permette di comprendere le azioni, le intenzioni e le emozioni altrui "dal di dentro", simulandole nel proprio cervello, non limitandosi ai movimenti, comprendendo emozioni e dolore (coinvolgendo insula e corteccia cingolata).
Osservare qualcuno che prova un'emozione attiva le stesse aree cerebrali nel nostro cervello, creando una forma diretta e automatica di comprensione e condivisione.
Non si tratta solo di capire intellettualmente, ma di sentire l'emozione o l'azione dell'altro attraverso una risonanza motoria ed emotiva: se vedo un altro soffrire la sua sofferenza entra a far parte di me, diffonde in automatico. Lo stesso vale per emozioni di gioia, felicità.
Questo meccanismo innato è alla base della socialità umana, della comunicazione e dell'apprendimento per imitazione. Tuttavia, Rizzolatti sottolinea che, sebbene innato, può essere influenzato dall'ambiente, dall'educazione e dalle esperienze.
In altre parole tutti nasciamo “buoni”, siamo predisposti alla bontà; è nel percorso educativo, ambientale, sociale e del vissuto, che devono essere ricercate le cause della deriva a questa attitudine.
Forse non è retorica affermare che l’obiettivo di ognuno dovrebbe essere quello di abdicare consapevolmente a se stessi per cercare di realizzare il bene altrui, innescando un circolo virtuoso, incoraggiante e positivo, capace di eliminare ogni forma di individualismo, egoismo, egocentrismo, arrivismo e competizione.
«Tutti parlano di pace ma nessuno educa alla pace. A questo mondo si educa per la competizione, e la competizione è l’inizio di ogni guerra. Quando si educherà per la cooperazione e per offrirci l’un l’altro solidarietà, quel giorno si starà educando per la pace», così scriveva Maria Montessori.
Retorica? Utopia? Sarebbe impensabile davvero ridefinire e riqualificare un sistema educativo che insegna fin da piccoli la competizione in tutte le sue declinazioni a partire dalla scuola allo sport, dal lavoro all’economia e alla politica? Perché è così scontato insegnare ed educare alla competizione?
La parola pace evoca un sistema di valori universali che spaziano dal rispetto per la vita e l’ambiente alla giustizia sociale, passando per la solidarietà, collaborazione, comprensione dell’altro e libertà.
Qual’ è quella guerra che ha messo fine a tutte le guerre? Non ci potrà mai essere.
Premere il grilletto di un’arma, o il pulsante che farà partire un missile non è il risultato di un pensiero malevolo tradotto in atto motorio? Chi è che ha potere nello sviluppare pensieri benevoli? Quali sono i contesti nei quali si dovrebbero originare? E’ troppo semplice affermare che laddove crescono comprensione e amore per il prossimo diminuiscono odio, violenza e guerra?
E’ scontato affermare che gli eroi universalmente riconosciuti sono quelli che hanno sacrificato loro stessi e la loro vita per gli altri?
Se davvero venisse messo in pratica l’insegnamento degli insegnamenti ovvero: “ama il prossimo tuo come te stesso” saremmo ancora oggi sull’orlo dell’abisso? Perché la folla sceglie sempre Barabba?
Credo che non sia necessario scomodare le varie religioni per arrivare a questo tipo di comprensione. Bisogna che ritornino in essere valori che esulano dalle varie fedi che spesso li contengono.
E’ tutto talmente facile e ovvio sulla carta da non richiedere ulteriori approfondimenti.
E’ mettere in pratica che diventa terribilmente scomodo.
Mi sia consentita una breve digressione: non sono un santo né mi sento moralmente superiore a nessuno, ma non si può ignorare la storia, mi occupo di Ginnastica e di Educazione Fisica.
Credo nello sviluppo di un sistema educativo che recuperi memoria ed identità della grande Ginnastica, quella insegnata dai grandi Maestri (Amoros, Baumann, Hébert ecc.) che, con i loro insegnamenti, si sono posti in linea con quanto fin ora scritto: “l’uomo che vive per se stesso è un essere abietto che cade più in basso della bestia” scriveva Hébert, che con il suo metodo desiderava educare l’individuo a coinvolgersi e porsi moralmente e fisicamente al servizio degli altri. E ancora: “essere forte per essere utile”, frase che riassume l’essenza della solidarietà e dell’altruismo, del disinteresse verso ogni forma di competizione sportiva che esalta la vittoria sull’altro, l’affermazione personale o di squadra sugli altri, che alla fine è utile solo a se stessa e a chi ha da guadagnarci sopra.
Continuando con un altro grande Maestro, Emilio Baumann che in Ginnastica e Scienza del 1910 così scriveva: «La Ginnastica deve mantenersi lontana dallo strapazzo non solo nella corsa di resistenza ma pure in tutti gli altri esercizi. Essa non ha affatto lo scopo di rendere taluni allievi fortissimi in confronto degli altri, bensì di renderli sani e forti tutti. Il premio stimola soltanto il più capace e disamora tutti gli altri: il premio è dunque contrario all’indole della ginnastica italiana. I concorsi di ginnastica fra le scuole sono un controsenso che il Ministero, quando sarà di educazione, proibirà».
Baumann si rivolterebbe nella tomba se potesse avere contezza di quello che il Ministero dell’Istruzione, la politica, e gli attuali insegnanti hanno compiuto a scuola e non solo.
Per tornare al tema centrale sono convinto che la guerra si prepara con l’Educazione scolastica, che insegna al futuro cittadino ad essere competitivo in tutte le forme possibili ed immaginabili, il resto è veramente demagogia e retorica.
Si è volutamente e consapevolmente voluto minare il sistema educativo, censurare e far cadere nell’oblio, quasi in maniera eugenetica, ogni espressione di pensiero non in linea con una logica competitiva, perlomeno per ciò che concerne la scuola dei normodotati (espressione inappropriata) di chi non segue un percorso di bisogni educativi speciali, ma anche in questo caso, la famosa scuola dell’inclusione, mostra delle voragini e delle contraddizioni sulle quali si potrebbero sprecare parole.
La guerra è il fallimento dell’empatia, la quale agisce come un potente antidoto alla guerra poiché smantella la percezione del "nemico" come minaccia, favorendo invece il riconoscimento della comune umanità. Coltivare l'empatia, nelle sue forme emotiva, cognitiva e motivazionale, permette di superare la logica del conflitto e dell'indifferenza, trasformando la comprensione dell'altro in una base solida per il dialogo e la risoluzione pacifica delle controversie.
La guerra prospera sulla riduzione dell'altro a ostacolo o minaccia. L'empatia ristabilisce il legame, rendendo visibile la sofferenza che si cela dietro le maschere ideologiche.
Occorre sforzarsi di comprendere le ragioni di chi la pensa in modo diverso, vedendo nel confronto un'opportunità di crescita e non uno scontro di potere.
L'empatia stimola la volontà di dialogo. Senza la capacità di percepire l'altro come un individuo che arricchisce la propria visione, la pace diventa un obiettivo irraggiungibile.
L'empatia non è solo un sentimento, ma una competenza psicologica che favorisce la consapevolezza critica, impedendo l'assuefazione alle immagini di violenza e manipolazione.
Possa l’Educazione Fisica, con la Ginnastica Classica, ritornare ad essere strumento di pace.